Le città sono un inferno, ma in campagna manco morto. I mezzi non passano, allora resto a casa. Ma a casa mi sfrattano e sono di nuovo per strada. Daspo, zone rosse, aiuole e carriarmati: tutto aspira al malessere pubblico. Turisti e militari fanno festa per il centro, mentre gli ultimi vengono scortati in periferia. Le città diventano sempre più macchine di espulsione, enclave chiuse di ricchi privilegiati. Venezia può essere affittata per eventi privati, mentre intanto i centri sociali vengono sgomberati. Insomma, come “stiamo insieme” nelle nostre città? Male, ci stiamo molto male.
Scemi del villaggio è uno spettacolo che vuole riscoprire le città e il tessuto urbano che le abita come per la prima volta, ma con uno sguardo satirico, beffardo e irridente.
Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con i diversi spazi sociali, i paesi di provincia, le metropoli, i luoghi di villeggiatura. Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri si propongono come scemi del villaggio, come aedi non richiesti che cantano le nevrosi del vivere cittadino, cantori pellegrini di città che in tutto il mondo tendono sempre più ad assomigliarsi e ad omologarsi secondo i diktat del mercato e del turismo. Con feroce ingenuità, i performer si interrogano sul significato di “spazio pubblico” e su come in concreto esso si realizzi nelle nostre città. Come “stiamo insieme” nelle nostre città?
In una serie di quadri comico-picareschi i due raccontano questa nevrosi che ci pervade, che ci rende tutti goffi, disadattati al vivere cittadino, sempre nervosi, in preda ad ansie e paranoie urbane di vario genere. Tutto intorno a noi si gentrifica e abbiamo il terrore che l’unico modo di sopravvivere sia aprire una gelateria tipica in un centro storico tipico di un paese tipico… Le città sono sempre più inabitabili. I diversi spazi urbani tendono tutti a farsi non-luogo, luoghi di passaggio, luoghi della prevedibilità videosorvegliata in cui è impossibile incontrare uno sconosciuto, spazi comuni organizzati per stare da soli. La relazionalità, il dibattito, sono esclusi dai luoghi pubblici.
In uno spazio urbano che perde vitalità, si fa anonimo, grigio, in ambienti urbanisticamente così depressi, i due attori si chiedono e ci chiedono se, morendo, le nostre città siano almeno ancora in grado di lanciare un ultimo grido.