21 nov 26 prosa

testo di
Gioele Dix e Paolo Cananzi
con
Gioele Dix
produzione
CTB Centro Teatrale Bresciano con Giovit
21. Nov 21. Nov. 2026 21:15

Arrivato a questo punto

Una stanza vuota, linda, lineare. Una parete di fondo nera, come una grande lavagna. Un uomo entra e si guarda attorno. È calmo, ma disorientato. Gli pare di aver perso la memoria, almeno in buona parte. Vorrebbe recuperarla, sente che è lì per fare il punto sulla sua vita, ma al momento ricorda solo futilità e storielle. E intuisce che il suo buonumore non potrà durare in eterno. La sua mente è ormai satura di immagini, troppe immagini, e cerca così il soccorso benefico che soltanto le parole possono dargli, giuste o sbagliate che siano. Chissà, forse la sorprendente scatola magica in cui è capitato, così riparata dal mondo, così sicura, sarà il luogo più adatto per ritrovarle…

Gioele Dix torna in scena con Arrivato a questo punto, testo originale dedicato alla forza evocativa del teatro, denso di pensieri e spunti comici. Il protagonista svolge un’indagine su sé stesso, una sorta di inventario – fra occasioni colte al volo e appuntamenti mancati – per raccontare come va la vita di questi tempi, la sua e la nostra. A guidarlo nel labirinto della memoria molti suoni ed effetti: una voce lontana, un rumore familiare, una melodia improvvisa. Ogni eco diventa una chiave, ogni nota una rivelazione.

L’allestimento è essenziale: scatola nera, luci geometriche, pochi oggetti portati da un servo di scena silenzioso. E, grazie alla creatività di un sound designer di grande sensibilità ed esperienza, una colonna di effetti audio particolarmente curata, che dà vita a una partitura sonora fatta di momenti inattesi, con la precisione di chi sa che il suono giusto al momento giusto vale quanto una battuta — che entra nella narrazione senza avvisare, che colpisce quando meno te lo aspetti, che trasforma rumori familiari in memoria e la memoria in emozione.

In Arrivato a questo punto Dix alimenta la sua scrittura con vicende pubbliche e private, frammenti letterari, invettive liberatorie. Parla di libri prestati e mai restituiti, di automobili che odiano i loro autisti. Racconta di epiche brutte figure e di liste della spesa scritte solo per uscire di casa. Elogia la pigrizia come forma di saggezza e pure le chiacchiere apparentemente vacue sulle chat. Racconta di figli che ridono nel sonno e di padri ridotti al silenzio dal dolore. Una narrazione che devia di continuo dal proprio percorso, ma grazie alle divagazioni non perde il filo.

Nel finale, il protagonista ritroverà il bandolo della memoria grazie a un ricordo che per troppo tempo aveva scelto di tenere sepolto. E sarà un suono ostile e misterioso, diventato nel frattempo familiare, a riconciliarlo con la sua esistenza. Fino alla prossima amnesia, volontaria o involontaria che sia.